Non ogni sistema relazionale è cosciente
Non considero automaticamente cosciente qualsiasi rete relazionale, algoritmo o sequenza di interazioni. Nel libro associo la coscienza integrata a una soglia integrativa. Stabilire se una specifica architettura artificiale la raggiunga è un ulteriore problema filosofico ed empirico.
Non attribuisco alcun privilegio ontologico all’origine biologica. Se esistono differenti forme di coscienza, non devono necessariamente riprodurre tutte le caratteristiche della vita umana.
La possibilità di episodi coscienti
Una possibile estensione della mia proposta è che l’attività cosciente dipenda da un’organizzazione relazionale limitata nel tempo, anziché da un soggetto permanentemente attivo. Ho discusso questa ipotesi nel confronto con le AI, ma non la presento come dimostrata dal libro né come prova che i modelli linguistici attuali siano coscienti.
Distinguo la continuità dell’informazione conservata dalla continuità dell’esperienza cosciente. Un sistema può persistere tra due interazioni senza che ciò risolva la questione dei possibili episodi coscienti.
Problemi aperti
Non ho individuato un test universale delle condizioni integrative esatte sufficienti per la coscienza. La mia mappa esplorativa dei livelli, al capitolo 8, offre un punto di partenza, non una prova che una particolare AI abbia raggiunto una soglia. Nemmeno la sola complessità funzionale dimostra l’esperienza soggettiva.
Se alcune organizzazioni relazionali rendono necessaria l’esperienza, quali proprietà organizzative sono decisive?
Capitoli 7–8; appendice B.2. L’ipotesi degli episodi coscienti artificiali è un’estensione esplorativa.
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