La Coscienza non è un soggetto cosmico
Uso «Coscienza», con iniziale maiuscola, in senso tecnico: il polo del manifesto di una relazione costitutivamente bipolare. Non intendo una mente umana, un’anima osservatrice o un soggetto psicologico universale.
Non sostengo che ogni elettrone o pietra abbia un’esperienza individuale. Nella mia proposta, la coscienza individuale si dà in configurazioni integrate, anziché essere diffusa indiscriminatamente nella materia.
L’argomento della monade muta
Riconosco che le differenze fisiche esistono indipendentemente dagli osservatori. Mi chiedo però se una rete chiusa di tali differenze, considerata come totalità, possa costituire una realtà determinata senza alcun possibile registro di manifestazione. Sotto il principio di determinatezza operativa sostengo che una rete puramente autocertificante resti una monade muta.
Considero il secondo polo interno alla realtà, non uno spettatore esterno all’universo. Descrivo la Coscienza come atto relazionale e non sostanza: non crea l’essere né lo precede temporalmente.
Una premessa dichiaratamente discussa
Nella versione 3.7 distinguo esplicitamente il metodo sottrattivo dall’ulteriore principio necessario alla tesi bipolare. Un realista può considerare la determinatezza delle strutture un fatto fisico primitivo. È qui che colloco il disaccordo filosofico.
Nel capitolo 8 propongo inoltre livelli esplorativi di coscienza integrata, dall’appercezione relazionale minima alla meta-osservazione. Li considero rivedibili e non una scala esaustiva o necessariamente biologica.
È sufficiente una rete di differenze o l’essere determinato richiede un polo del manifesto?
Capitolo 3 §3.3; capitoli 7–8; appendice A.6.
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