Il nulla non è un universo vuoto
Una stanza vuota, uno spaziotempo privo di corpi e perfino il vuoto fisico non sono il nulla assoluto: conservano struttura, proprietà o leggi. Con nulla assoluto intendo l’assenza totale di enti, leggi, proprietà, relazioni e stati possibili.
Sostengo che trattare questa assenza come una possibilità tra altre le attribuisca implicitamente uno statuto modale che non può possedere. L’alternativa tradizionale «essere oppure nulla» sarebbe quindi, a mio avviso, malformata.
Che cosa segue — e che cosa no
La conclusione che propongo è circoscritta ma radicale: almeno una realtà deve esistere. Non ne deduco che questo particolare universo, le sue costanti o la sua storia debbano essere esattamente così.
Le spiegazioni causali e i processi casuali operano già entro una realtà. Mi chiedo quindi se possano spiegare l’esistenza della realtà in quanto tale senza presupporre proprio le condizioni che dovrebbero spiegare.
L’obiezione più impegnativa
Un critico può osservare che l’impossibilità di raffigurare o nominare il nulla come stato non ne dimostri, da sola, l’impossibilità metafisica. Il mio intento è formulare un argomento ontologico, non soltanto linguistico o psicologico; riconosco che questo passaggio richiede un esame critico.
L’assenza assoluta di tutto è una vera possibilità metafisica o un’alternativa malformata?
Capitolo 1, soprattutto §§1.1–1.7.
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