Sottrarre premesse, non moltiplicare enti
Invece di dedurre da una sostanza assunta come principio, con la derivazione sottrattiva parto dall’impossibilità presunta del nulla assoluto. Mi chiedo poi se sia possibile eliminare determinazione, differenza, relazione, manifestabilità e coerenza minima senza ricadere nell’indeterminazione.
Adotto un criterio controfattuale: se la presenza e l’assenza di un presunto X non producono alcuna differenza in nessuna configurazione possibile, sostengo che «X esiste» non abbia contenuto ontico determinato.
Ontologico, non semplicemente epistemico
Quando scrivo «riconoscibile in principio», non intendo riconoscibile dai sensi o dagli strumenti umani. Intendo capace di produrre differenze in una possibile configurazione relazionale. Un evento può essere inaccessibile agli esseri umani e tuttavia determinare vincoli reali. Non equiparo il non osservato all’inesistente.
Dove cambia lo statuto dell’argomento
Nella versione 3.7 introduco una precisazione importante: difendo la necessità del polo del manifesto sotto il principio di determinatezza operativa. Secondo questo principio, una differenza è determinata soltanto quando in almeno un registro possibile è operativa la distinzione fra il suo valere e il suo non valere.
Dichiaro esplicitamente che questo principio non deriva da solo dal metodo sottrattivo. La mia tesi sulla necessità della Coscienza dipende dunque dalla difesa di tale principio, e non discende automaticamente dal capitolo 1.
Che cosa resta dell’essere se si sottrae tutto ciò che può essere rimosso?
Introduzione: «Il metodo»; capitolo 2; capitolo 3 §3.3; appendice A.6.
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