Determinazione e differenza
Sostengo che una differenza incapace di fare alcuna differenza in qualunque configurazione concepibile sia una designazione vuota. Interpreto quindi gli enti non come supporti autosufficienti di proprietà, ma come determinati attraverso vincoli che selezionano ed escludono alternative.
Questo è il nucleo di ciò che chiamo realismo critico relazionale: il reale eccede l’osservazione attuale, ma ciò che è determinatamente reale non può essere privo di ogni conseguenza relazionale.
Due livelli di posizione ontologica
Distinguo due livelli di posizione ontologica. La posizione primaria riguarda il fatto minimo che qualcosa è: il nulla non è un secondo ente contrapposto. La posizione determinante riguarda le differenze tra enti dentro l’essere, dove le relazioni sono operative.
Con questa distinzione intendo evitare sia di trasformare il nulla in una cosa sia di rinunciare a spiegare l’articolazione interna della realtà.
Il confronto con il realismo strutturale
Riconosco una forte vicinanza al realismo strutturale ontico di Ladyman, Ross e French. La mia divergenza principale riguarda la possibilità che una rete di relazioni fisiche sia pienamente determinata senza un polo del manifesto. Non sostengo di aver semplicemente confutato l’OSR: individuo un disaccordo sulla determinatezza come fatto primitivo o come qualcosa che richiede un registro operativo di manifestazione.
Una struttura è autosufficiente o le sue determinazioni devono essere manifestabili in principio?
Capitoli 2, 4–5, 7; appendice A.6.
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